Chirurgo ortopedico e traumatologo specialista di gomito e spalla

Fratture del gomito

Le fratture del gomito sono traumi complessi che coinvolgono le ossa dell’articolazione del gomito (omero, radio e ulna). A causa dell’anatomia delicata e della funzione essenziale di questa articolazione, è fondamentale affidarsi a uno specialista in chirurgia del gomito per un trattamento corretto. 

Di seguito passeremo in rassegna le principali tipologie di frattura del gomito illustrando brevemente il ruolo anatomico, le indicazioni chirurgiche, le possibili opzioni di trattamento e le complicanze da evitare. 

Frattura del capitello radiale

Il capitello radiale è la porzione più prossimale del radio, cioè la testa del radio che si articola con l’omero e l’ulna sul lato esterno del gomito.

Svolge un ruolo fondamentale nei movimenti di rotazione dell’avambraccio (pronazione e supinazione) e contribuisce alla stabilità laterale del gomito.

La frattura del capitello radiale è frequente quando si cade sulla mano con l’avambraccio esteso e può provocare dolore laterale al gomito, gonfiore e difficoltà a ruotare l’avambraccio.

Trattamento

Piccole fratture composte (allineate) possono essere trattate in modo conservativo (immobilizzazione temporanea e fisioterapia).

Tuttavia, se la frattura è scomposta o frammentata e impedisce il movimento (ad esempio un frammento blocca l’estensione o la rotazione), è indicato l’intervento chirurgico.

I trattamenti comprendono l’osteosintesi con viti libere, l’osteosintesi con placca e le protesi del capitello radiale (nel caso di fratture non ricostruibili).

Frattura dell’olecrano

L’olecrano è la parte prominente dell’ulna che forma la “punta” posteriore del gomito ed è il punto di inserzione del tendine del muscolo tricipite.

Ha un ruolo chiave nell’estensione del gomito e nella stabilità dell’articolazione tra omero e ulna.

Le fratture dell’olecrano avvengono tipicamente per cadute con trauma diretto sul gomito e si manifestano con dolore acuto, gonfiore e spesso incapacità di estendere l’avambraccio.

Trattamento

Le fratture scomposte dell’olecrano richiedono sempre un intervento chirurgico, poiché i frammenti ossei tendono a separarsi sotto la trazione del tricipite.

Solo alcune fratture composte (senza spostamento) e con apparato estensore intatto possono essere trattate conservativamente con un periodo di immobilizzazione (trattamento riservato ai pazienti che non possono sottoporsi al trattamento chirurgico).

In tutti gli altri casi si esegue un’osteosintesi per riallineare l’ulna e ripristinare la superficie articolare. Il metodo più utilizzato è la fissazione con placca e viti: in fratture semplici può bastare una singola placca posteriore, mentre nelle fratture complesse pluriframmentarie il chirurgo può optare per una doppia o tripla placca.

Frattura della coronoide

La coronoide è una sporgenza ossea dell’ulna situata nella parte anteriore dell’articolazione del gomito.

Essa è uno degli stabilizzatori primari del gomito senza la cui funzione non è possibile ottenere un corretto allineamento articolare: impedisce lo scivolamento posteriore dell’ulna rispetto all’omero durante i movimenti, soprattutto in estensione.

Le fratture della coronoide avvengono spesso in associazione a lussazioni del gomito o traumi ad alta energia e possono compromettere seriamente la stabilità articolare.

Trattamento

Frammenti molto piccoli della punta della coronoide (tipicamente fratture composte senza instabilità) possono essere gestiti senza chirurgia, immobilizzando brevemente il gomito. Tuttavia, le fratture della coronoide, quando associate a lesioni legamentose, richiedono un trattamento chirurgico perché spesso si associano a instabilità del gomito.

Se il frammento è di dimensioni sufficienti, si procede a un’osteosintesi con viti di piccolo diametro o fili metallici filettati per fissarlo. Nei casi di frammenti multipli o coinvolgimento della faccetta mediale (la parte interna della coronoide), il chirurgo può utilizzare placche dedicate molto piccole per tenere i frammenti in posizione.

In alcune situazioni, soprattutto quando il frammento di frattura è minuto ma la capsula articolare ad esso collegata è strappata, si ricorre a tecniche di osteosutura e capsulodesi: si reinserisce e si fissa la capsula insieme al frammento osseo tramite fili di sutura ad alta resistenza passati attraverso piccoli fori nell’osso, in modo da stabilizzare la regione anteriore del gomito.

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Frattura della paletta omerale (frattura dell’omero distale)

La porzione distale dell’omero, chiamata anche “paletta omerale”, comprende la superficie articolare distale dell’omero (troclea e capitulum humeri) che si articola con ulna e radio.

Le fratture dell’estremo distale dell’omero rappresentano circa un terzo di tutte le fratture di gomito negli adulti e sono spesso causate da cadute sull’arto teso o traumi diretti.

Queste fratture richiedono il trattamento chirurgico nella maggior parte dei casi, in considerazione della tendenza alla scomposizione secondaria (spostamento dei frammenti dopo l’immobilizzazione in gesso) e del rischio di rigidità in seguito a prolungati trattamenti in gesso.

Trattamento

Nella maggior parte dei casi il trattamento è chirurgico, in quanto anche minimi spostamenti dei frammenti possono compromettere la funzione articolare. Solo in rari casi di fratture composte (senza spostamento) in pazienti con basse richieste funzionali si può proporre un approccio non chirurgico.

L’intervento consiste nell’osteosintesi con doppia placca: due placche metalliche sagomate applicate sulle colonne omerali (una mediale e una laterale) con più viti che stabilizzano i frammenti.

Questa tecnica di fissazione rigida consente di ricostruire con precisione l’anatomia del gomito. Nei pazienti anziani con fratture molto frammentate e osso osteoporotico, o quando non è possibile ricostruire adeguatamente l’articolazione, si può valutare una sostituzione protesica.

Le opzioni protesiche includono l’endoprotesi omerale (sostituzione della sola parte distale dell’omero, indicata solo in caso di fratture limitate alla superficie articolare, senza coinvolgimento delle inserzioni legamentose) oppure la protesi totale del gomito, che sostituisce l’intera articolazione.

Fratture del capitulum humeri e della troclea (“shear fractures”)

Alcune fratture interessano solo una parte della superficie articolare dell’omero distale, ad esempio il capitulum (condilo laterale) o la troclea (condilo mediale). Queste fratture sono chiamate “shear fractures” perché la rima di frattura si sviluppa sul piano coronale dalla superficie articolare.

Pur coinvolgendo piccoli frammenti, si tratta di lesioni delicate perché questi frammenti sono interamente intra-articolari e la loro corretta ricostruzione è essenziale per la funzionalità del gomito. Il paziente può presentare un blocco dell’articolazione (il frammento spostato impedisce alcuni movimenti) oltre a dolore e gonfiore importanti.

Per porre una corretta diagnosi di queste fratture è necessario un alto indice di sospetto, poiché in alcune radiografie possono risultare difficilmente visibili, specialmente se non eseguite in proiezioni ottimali.

Trattamento

Le fratture scomposte del capitulum humeri e della troclea richiedono l’intervento chirurgico, poichè i frammenti devono essere riposizionati correttamente per ripristinare la congruenza articolare.

Frammenti molto piccoli in pazienti anziani (poco attivi) talvolta possono essere rimossi anziché fissati, ma in generale si cerca di conservare il frammento. Il trattamento consiste nell’osteosintesi con viti a compressione di piccolo diametro inserite con precisione per sintetizzare il frammento al resto dell’osso. In alcuni casi si abbina anche una placca posteriore per garantire maggiore stabilità, quando si associa una comminuzione della parete omerale posteriore.

Se la ricostruzione con viti non fosse possibile, si può considerare una protesi parziale o totale del gomito.

Fratture dell’avambraccio (radio e ulna)

Le fratture di avambraccio coinvolgono le ossa lunghe del radio e/o dell’ulna, le due ossa parallele che collegano il gomito al polso.

Sebbene non riguardino direttamente l’articolazione del gomito, le fratture diafisarie di radio e ulna possono influenzare la rotazione dell’avambraccio e la funzionalità del gomito, soprattutto se le fratture sono vicine all’estremità prossimale.

Questi traumi derivano spesso da cadute con torsione dell’avambraccio o incidenti sportivi/stradali e causano dolore intenso, deformità evidente e incapacità di utilizzare l’arto.

Trattamento

Nell’adulto, le fratture diafisarie di radio e ulna sono quasi sempre da trattare chirurgicamente. Un allineamento perfetto è cruciale per recuperare i movimenti completi di prono-supinazione (rotazione del palmo verso l’alto e verso il basso) e per evitare alterazioni dell’articolazione del gomito o del polso.

Solo raramente, in caso di fratture composte e stabili, si può optare per un approccio conservativo con gesso. L’opzione chirurgica standard è l’osteosintesi con placche e viti su ciascun osso fratturato. Ogni segmento viene riposizionato anatomicamente e fissato con una placca metallica dedicata (una sul radio e/o una sull’ulna a seconda di quale sia rotto, spesso entrambe).

Questa tecnica permette di iniziare la mobilizzazione precoce del gomito e del polso, poiché la stabilità interna elimina la necessità di ingessare a lungo il braccio.

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