Chirurgo ortopedico e traumatologo specialista di gomito e spalla

Protesi, artropatie e rigidità

Le artropatie degenerative del gomito sono caratterizzate da un progressivo deterioramento delle superfici articolari, con dolore, rigidità e riduzione della funzione, più spesso secondarie a traumi, microtraumi ripetuti o patologie infiammatorie sistemiche.

La rigidità del gomito si manifesta con una riduzione persistente dell’escursione articolare ed è una condizione frequente e complessa, legata alla tendenza del gomito a sviluppare retrazioni capsulari, aderenze e ossificazioni.

Artropatie degenerative del gomito

Le artropatie degenerative del gomito comprendono un gruppo di condizioni caratterizzate da un progressivo deterioramento delle superfici articolari, con conseguente dolore, rigidità e riduzione della funzione. A differenza di anca e ginocchio, il gomito è meno frequentemente colpito da artrosi primaria; più spesso, il danno articolare è secondario a traumi, microtraumi ripetuti o a patologie infiammatorie sistemiche.

Tra le principali forme di artropatia del gomito si distinguono:
Artrosi primaria, rara, generalmente legata all’età o ad attività lavorative o sportive ad alto carico funzionale;
Artrosi post-traumatica, conseguenza di fratture articolari, lussazioni o instabilità pregresse;
Artropatie infiammatorie, come l’artrite reumatoide o l’artrite psoriasica, che possono coinvolgere il gomito determinando erosione cartilaginea e sinovite cronica.

Quadro clinico

I sintomi si sviluppano in modo graduale e comprendono dolore al gomito, inizialmente evocato dai movimenti o dallo sforzo e, nelle fasi più avanzate, presente anche a riposo. La rigidità articolare è un segno frequente e può limitare sia la flesso-estensione sia la prono-supinazione dell’avambraccio.
Possono essere presenti rumori articolari, sensazione di blocco o perdita di fluidità del movimento, spesso legati alla presenza di osteofiti o di corpi mobili intra-articolari. Con il progredire della patologia, anche gesti quotidiani semplici — come portare la mano alla bocca o vestirsi — possono diventare difficoltosi.

Principi di trattamento

Il trattamento delle artropatie degenerative del gomito è progressivo e personalizzato, e dipende dall’età del paziente, dal livello di dolore, dalla perdita funzionale e dallo stato complessivo dell’articolazione.

Nelle fasi iniziali o moderate, si privilegia un approccio conservativo, che può includere fisioterapia mirata al mantenimento della mobilità, modulazione dei carichi, terapia farmacologica antinfiammatoria e, in casi selezionati, infiltrazioni intra-articolari per il controllo della sinovite e del dolore.

Quando i sintomi persistono nonostante il trattamento conservativo, si può ricorrere a soluzioni chirurgiche non protesiche. In presenza di artrosi non avanzata, l’artroscopia del gomito consente di rimuovere osteofiti, corpi mobili e tessuto sinoviale infiammato, oltre a eseguire una liberazione capsulare selettiva, con l’obiettivo di ridurre il dolore e migliorare il movimento.

Nei casi più avanzati, quando il danno articolare è esteso e le soluzioni conservative o ricostruttive non sono più efficaci, può essere indicata la chirurgia protesica del gomito. La sostituzione articolare viene presa in considerazione solo in situazioni selezionate, come artrosi avanzata con dolore severo, artropatie infiammatorie erosive o gravi esiti post-traumatici, e richiede una valutazione specialistica approfondita. La protesi consente un buon controllo del dolore e un recupero funzionale, ma comporta limiti permanenti sul carico e sulle attività consentite, che vengono definiti e spiegati al paziente.

Prognosi

Con una corretta selezione del trattamento e una riabilitazione adeguata, è possibile ottenere un miglioramento significativo della mobilità e della funzione del gomito nella maggior parte dei casi. Anche rigidità presenti da tempo possono beneficiare di un approccio specialistico, purché la strategia terapeutica sia pianificata in modo accurato e realistico.

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Rigidità del gomito

La rigidità del gomito è una condizione caratterizzata da una riduzione persistente dell’escursione articolare, che può coinvolgere la flesso-estensione, la prono-supinazione dell’avambraccio o entrambe. È una delle problematiche più frequenti e complesse di questa articolazione, poiché il gomito ha una spiccata tendenza a sviluppare retrazioni capsulari, aderenze e ossificazioni in risposta a traumi, interventi chirurgici o processi degenerativi.

La rigidità può essere post-traumatica, in seguito a fratture, lussazioni o interventi chirurgici, oppure degenerativa, associata ad artrosi o artropatie infiammatorie. In molti casi, più fattori concorrono simultaneamente a limitare il movimento.

Classificazione

Dal punto di vista fisiopatologico, la rigidità del gomito può essere distinta in:

Rigidità estrinseca, dovuta a retrazioni della capsula articolare, dei legamenti o dei muscoli periarticolari, nonché alla presenza di ossificazioni eterotopiche o tessuto cicatriziale che limita il movimento dall’esterno dell’articolazione.
Rigidità intrinseca, legata a cause intra-articolari come incongruenze delle superfici ossee, osteofiti, corpi mobili, malunion o degenerazione cartilaginea avanzata.

Nella pratica clinica, rigidità estrinseca e intrinseca coesistono frequentemente, soprattutto nei quadri post-traumatici complessi.

Quadro clinico

Il segno principale è la riduzione del range di movimento del gomito. Può essere compromessa l’estensione, con incapacità a raddrizzare completamente il braccio, la flessione, con difficoltà a portare la mano al viso, oppure la prono-supinazione dell’avambraccio.
Il paziente può riferire una sensazione di blocco, tensione o resistenza meccanica al movimento, talvolta associata a dolore, soprattutto nei tentativi di mobilizzazione forzata. Anche una limitazione relativamente modesta può avere un impatto significativo sulle attività quotidiane.

Principi di prevenzione

La prevenzione rappresenta un elemento centrale nella gestione della rigidità del gomito. Dopo un trauma o un intervento chirurgico, è fondamentale avviare una mobilizzazione precoce e controllata, compatibilmente con la stabilità dell’articolazione e dei tessuti riparati.
L’impiego di protocolli riabilitativi strutturati, eventualmente associati a tutori statici progressivi o dinamici, consente di ridurre il rischio di retrazioni capsulari e di perdita di movimento. Nonostante ciò, in alcuni casi — soprattutto dopo traumi gravi — la rigidità può svilupparsi anche in presenza di una gestione corretta.

Principi di trattamento

Il trattamento della rigidità del gomito deve essere personalizzato e basato sull’analisi delle cause sottostanti, sulla durata della rigidità e sull’impatto funzionale per il paziente.

Nelle fasi iniziali o nei quadri meno severi, può essere indicato un approccio conservativo, che include fisioterapia mirata, stretching capsulare, esercizi attivi e passivi e l’utilizzo di tutori statici progressivi. Questo approccio è più efficace quando la rigidità è relativamente recente e non sono presenti blocchi meccanici importanti.

Quando la rigidità è significativa, di lunga durata o sostenuta da cause meccaniche evidenti, è indicato un trattamento chirurgico. L’artrolisi del gomito consente di liberare l’articolazione e può essere eseguita con tecnica artroscopica o a cielo aperto, in base alla complessità del quadro. Nei casi più complessi, può essere necessario associare la rimozione di ossificazioni, la correzione di deformità ossee o la protezione del nervo ulnare mediante neurolisi o trasposizione.

Nei rari casi in cui la rigidità sia associata a una grave degenerazione articolare e a dolore persistente, soprattutto in pazienti selezionati, può essere considerata la sostituzione protesica del gomito come soluzione definitiva.

Prognosi

Con una corretta selezione del trattamento e una riabilitazione adeguata, è possibile ottenere un miglioramento significativo della mobilità e della funzione del gomito nella maggior parte dei casi. Anche rigidità presenti da tempo possono beneficiare di un approccio specialistico, purché la strategia terapeutica sia pianificata in modo accurato e realistico.

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